In valigia metto anche Orazio

Mentre sto preparando il bagaglio delle ferie medito sui libri da scorpacciare come gelati in questo mese di teorico relax. Non c’è molto di interessante tra le ultime uscite: tutto sommato, in Italia e all’estero, è stato un anno fiacco per l’editoria. Poche cose realmente belle, nessuno autore, tra quelli ai quali sono più affezionato ( Ellis, Ballard e via dicendo) pubblicato ad eccezione di Roth, Amis e Marais. Così ho deciso di effettuare riletture, un po’come era accaduto l’anno passato quando Celine e il suo << Viaggio al termine della notte >> mi avevano accompagnato per lunghi giorni. Rleggerò << La mostra delle atrocità >> il capolavoro sull’estetica di Ballard, << A voce nuda >> di Faber, se riuscirò prenderò in mano il contestato << Le benevole >> di Jonathan Littell, che Alessandro Piperno continua a definire un capolavoro…e siccome mi fido di Piperno credo che in queste sue affermazioni ci sia un fondo di verità. Non so se avrò tempo per altro: probabilmente, in caso di totale estraneità verso ciò che mi circonda, potrei rilassarmi con << La notte del Drive In 3 >> di Joe Lansdale che è sempre un bel leggere. E poi non mancherà << Il libro degli epodi >> di Orazio. Meglio, molto meglio, di tante schifezze che ci propinano le librerie. Dai greci e dai latini abbiamo ancora tanto da imparare. Buone vacanze.

Il vento fa il suo giro:su di noi

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Vorrei mettere da parte la storia di come << Il vento fa il suo giro >> sia giunto nei normali canali distributivi e ora addirittura nei blockbusters dopo una lunga, costante scalata della parete. Per rispetto al film, a chi l’ha diretto, Giorgio Diritti, lo ha sceneggiato, scenografato, ripreso, recitato e prodotto. Perché con i film << minimali >>, tirati al risparmio, provvisori per esigenze di budget << Il vento fa il suo giro >> non c’entra nulla. Leggi articolo »

Hard Candy, magnifica inquietudine

b182b0828170806a2d7d1cb0c94e6ca0.jpg << Hard Candy >> è un film mai proiettato nelle sale italiane, giunto lo scorso mese in dvd sull’onda del successo ottenuto da Ellen Page con << Juno >>. Prodotto nel 2005, diretto da David Slade, sceneggiato dall’autore teatrale Brian Nelson, è l’altro volto di << Funny Games >>, ovvero un’opera in grado di lasciare senza fiato lo spettatore per oltre un’ora senza che questi assisti a un solo grand guignol. Ellen Page e Patrick Wilson sono rispettivamente una quattordicenne e un fotografo che si conoscono chattando. Leggi articolo »

Il remake può colpire ancora?

funnygames-3.jpgGuardando il remake di << Funny Games >> mi sono chiesto quale sia l’utilità del rifacimento da parte di uno stesso autore, Michael Haneke, dell’identico film girato undici anni orsono. Come molti della mia generazione ero rimasto colpito dalla prima versione del film, quella con lo scomparso Urlhich Muehe, sua moglie nella vita come nella fiction Susan Lothar e i giovanissimi Arno Frish e Frank Giering. Un thriller capace di evocare in alcune scene l’ultimo Peckinpah di << Ostermann Week End >>, un noir psicologico che a seconda della predisposizione dello spettatore poteva essere visto come opera ironica o come discesa nelle zone oscure di ognuno di noi. Leggi articolo »

L’irreale possibile dell’ultimo Avoledo

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Il destino di Tullio Avoledo è nel raccontare storie. Il nostro nel leggerlo come se fossimo lì, assieme a lui ad ascoltarlo, a farci accompagnare lungo i suoi percorsi e intinerari mentali, ad affiancarlo nelle peripezie dei suoi personaggi, in un mondo dove la disillusione e il senso di colpa gravano su tutto e dove l’unico dono che si può ricevere è la visione di << un'altra possibilità di vita>>. Ma appunto di visione si tratta non di realtà. C’è molta amarezza nell’ultimo, bellissimo, romanzo dello scrittore friulano, << La ragazza di Vajont >>, molta sofferenza che trasuda dalle trecentodue pagine del libro da poco uscito per Einaudi. Un testo che segue con una coerenza magistrale il suo percorso di autore ma che su questo apporta novità, non regredisce, ma si evolve, abbracciando stili diversi e una storia all’apparenza più intrigata delle precedenti. Non tanto per la trama quanto per tre diversi piani narrativi che potrebbero benissimo vivere di luce propria, essere staccati l’uno dall’altro e che unendosi formano un libro che ha un tocco magico. Leggi articolo »

Gli assassini hanno princìpi

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<< In Bruges, la coscienza dell'assassino >> è un altro film che segue il mondo dell’etica e delle regole laddove sembrerebbero non potere esistere. Se ne << Il divo >> l’etica che muove il personaggio Giulio Andreotti è quella politica con l’azione al servizio della ragion di Stato, se in << Gomorra >> la microsocietà della camorra è l’unica conosciuta dai propri adepti, nel film dell’irlandese Martin McDonagh, la coscienza dell’assassino è non venire meno ai propri princìpi. Ce lo insegnano il miglior Colin Farrell mai visto sugli schermi, un grande Ralph Fiennes e l’eccellente Brendam Gleeson in un film dove l’esperienza teatrale dell’autore riesce a rileggere il genere, offrendone un’interpretazione allo stesso tempo riflessiva, divertita e divertente. Leggi articolo »

A Sorrentino da un entusiasta in disaccordo

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Il cinema di Paolo Sorrentino è profondamente diverso da quello di Matteo Garrone. E’ l’ altro volto dell’eccellenza autorale che, con colpevole ritardo, viene riconosciuta in questi giorni, dopo il clamore suscitato a Cannes da << Il divo >> e << Gomorra >>. Se in Garrone a prelavere è la macchina da presa intesa come occhio vigile sulla realtà, come unico indagatore di ciò che viene mostrato, in Sorrentino l’occhio dell’obiettivo è il terminale della sceneggiatura. Non a caso il regista napoletano si diletta anche nella scrittura. Rispetto a Garrone è più letterario, più articolato, più autore- per dirla come piaceva ai << ragazzi >> della nouvelle vague francese - pretende la totale supremazia, il potere assoluto sull’opera che realizza. Leggi articolo »

Il cinema italiano?Basta crederci

Non è la rinascita del cinema italiano. << Gomorra >> e << Il divo >> sono semplicemente due film nel quali i produttori hanno creduto. Li hanno finanziati, li hanno distribuiti massicciamente, li hanno portati a Cannes - cosa che non accadeva per pellicole di spessore da parecchio tempo - e hanno lavorato alla buona riuscita dell’operazione. Leggi articolo »

Garrone e il senso degli alieni: noi

locandina.jpgNon mi era mai capitato, se non da bimbo durante le proiezioni dei cinema parrocchiali, di ascoltare gli applausi al termine di un film. Beh , è successo proprio poco fa appena sono apparsi i titoli di coda di << Gomorra >> di Matteo Garrone. Non ero al festival di Cannes e nemmeno circondato da cinefili incalliti. Ma da persone che avevano scelto questo titolo per trascorrere in modo intelligente e divertente- senza divertimento né cinema né letteratura avrebbero senso- il sabato sera. Di << Gomorra >>, campione di incassi al botteghino, hanno parlato tutti.Per la prima volta nella propria- ancora breve- carriera, Garrone si cimenta con una munifica produzione, con un attore di grido, con un romanzo talmente noto da risultare assai scomodo nella traduzione per immagini. Un terreno impervio, minato, nel quale in molti sarebbero scivolati. Ci sono grandi registi di piccoli film che diventano piccoli nel momento in cui si trovano alle prese con l’obbligo di realizzare qualcosa di importante e popolare, destinato non al cinefilo incallito, al pubblico specialistico, a quella che bene o male si può definire un’elite di intenditori. Garrone no. Anzi. Leggi articolo »

Perduti nel fascino degli Angeli

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Mentre in Italia qualcuno storce il naso verso << Gomorra >> e << Il divo >> , rei di essersi macchiati di lesa maestà - ma allora fare cinema a cosa servirebbe?- ho voluto riscoprire uno dei primi film di Wai Kar Wong, << Angeli perduti >>. Sono i due episodi stralciati dal progetto originario di << Hong Kong Express >> e poi girati l’anno seguente, nel 1995, dal regista cinese assieme allo straordinario direttore della fotografia Christopher Doyle. Rispetto al film precedente, << Angeli perduti >> gioca soprattutto sul montaggio e appunto la tecnica di ripresa. Il ritmo è frenetico, le ombre coprono lo schermo, la luce naturale dona parecchi verdi nella notte che si alternano con il nero per trasmettere la cupezza, il mondo claustrofobico nel quale agiscono i protagonisti. Leggi articolo »