Commentini quasi quotidiani
° Reduce da un aperitivo nel quale la stupidità ha superato la leggerezza, quindi del tutto inutile, mi sono attaccato alla chat di fb dove accade spesso di parlare con gente molto più giovane di me. Sono curioso e con i giovani ho un rapporto molto stretto, forse perché la mia testa non è mai invecchiata del tutto. Un ragazzino alla soglia della maturità mi spiega che il suo sogno è quello di diventare un progettista di Formula 1. Gli spiego due o tre cose e lui mi domanda a bruciapelo in quanto tempo riuscirebbe a guadagnare 10.000 euro al mese. Un po’stupito mi rendo conto che non ha una visione appropriata di quello che sarà la vita e citando esempi di persone che conosco, impiegate in quell’ambito, gli snocciolo le cifre che prendono gli ingegneri alle prime armi: 1300-1400 euro al mese se va bene, il che non è nemmeno male rapportato ad altre professioni. Noto da come scrive che non ci crede, che a lui queste cose non risultano. E’convinto, un’ innocente convinzione sia chiaro, che nel mondo del lavoro italiano girino cifre importanti e che attorno ai trentanni si possa raggranellare denaro sufficiente per permettersi di acquistare una Ferrari. Così sono tornato ai futili discorsi dell’aperitivo e ho meditato sulle parole di una persona la quale è convinta che il mondo sia cambiato per colpa di Berlusconi, il che è un refrain di un’idiozia tale da non meritare alcun commento e lo dico da un pulpito, il mio, a volte poco tenero con il premier e con certe sue demagogiche manìe. Il guaio sta nell’educazione che si offre ai figli, che non vuole dire solo essere rispettosi, educati, gentili o ascoltare chi ha qualche anno in più. Significa preparare i figli per il futuro, spiegare la lotta quotidiana per la sopravvivenza, dimostrare con cifre alla mano che vivendo di una professione oggi come oggi a volte non si arriva nemmeno al dieci del mese e che realizzare un guadagno è fatica. Mio padre, che certo non era povero, mi ha educato al rispetto del denaro, mi ha fatto capire già da piccolo che gli allora milioni di lire erano appannaggio di pochi e che per portarli a casa bisognava dimostrare il proprio valore ed essere umili. Capisco i giovani laureati e il loro senso di sgomento di fronte alla miseria delle proposte italiane. Io sono esattamente come loro con molti anni in più e sono anche molto più arrabbiato di loro perché ho la presunzione di avere dimostrato qualcosa nella mia professione, di non essere l’ultimo dei paria. Eppure non ho un lavoro regolare retribuito e faccio i salti mortali per andare avanti. Mi accontento di cifre per le quali dieci anni fa non avrei mosso nemmeno un dito, cifre inferiori a quelle che guadagnavo quando avevo trentanni ed ero giustamente nessuno. Vedere questi giovani che credono ancora nelle favole mi fa tristezza. Per loro e per chi non ha saputo mostrargli la vita, figli di una generazione che ancora pensa ai posti fichi, al locale giusto, alle sciocchezze al mito del consumo non come uso ma come unico bene da inseguire. Se questo è il nostro futuro….auguri, siamo fritti prima ancora di partire.
° Il gran trambusto che si sta facendo sull’inchiesta di Trani è come sempre una caratteristica tutta Italiana. Sembra che alcuni, magistrati compresi, si siano svegliati una mattina per scoprire la cosiddetta acqua calda. Ovvero l’esistenza di pressioni politiche da parte del premier nei confronti di giornalisti e trasmissioni a lui evidentemente non graditi. Perché i potenti di ogni età, cultura, settore che cosa fanno? Li indaghiamo tutti? Che Berlusconi ogni tanto abbia ragione a lamentarsi non ci piove: c’è tutta una sorta di nomenclatura dell’informazione, frutto di gruppi di potere contrari a quello del presidente del Consiglio, che ci marcia e ci ha marciato. L’errore di Berlusconi, semmai, è il suo limite più profondo: quello di preferire gli <<yes man>> a coloro i quali invece potrebbero offrirgli un contradditorio, un confronto, instillargli qualche dubbio. Un premier deve essere consigliato, cosa che mi pare nel Pdl non accada troppo spesso, a meno che l’egocentrismo del presidente del consiglio sia così eccessivo da impedire qualsiasi forma di riflessione soprattutto sulle esternazioni e sui comportamenti che tiene con il risultato che spessissimo pur essendo dalla parte della ragione figura come seduto nell’esatta sponda opposta. Questa è la colpa maggiore di Berlusconi politico, ovvero il non essere propriamente un politico di professione.Quanto al resto l’inchiesta di Trani mi fa sorridere. Sono un giornalista professionista e sono stato direttore. In qualsiasi settore della vita italiana le pressioni ci sono e ci saranno, finché coloro i quali detengono il potere economico, politico, sociale non cambieranno atteggiamento e allo stesso tempo i giornalisti saranno disposti sempre a dire sì. Ho pubblicato copertine non gradite, titoli non amati, ho spesso espresso il mio pensiero in merito a cose del tutto futili- lo sport in fin dei conti resta un gioco- attirandomi le ire di parecchia gente…potente, in quel settore. A volte mi sono piegato, altre no. Alcuni di loro mi hanno anche messo i bastoni tra le ruote per cui non sono stupito per Santoro, Floris o per lo stesso Minzolini, che fanno il loro mestiere da differenti posizioni ma con identica professionalità. L’importante è proseguire a ragionare con la propria testa, sapendo che la perdita del posto di lavoro o l’esclusione da qualsiasi possibilità di lavorare è un’ipotesi molto percorribile per i giornalisti nel malcostume italiano. Ma non perché c’è Berlusconi. Provate a immaginare una situazione rovesciata. Accadrebbe lo stesso. Il vero fatto è che continuando a ingaggiare <<yes man>> ovunque, dagli uffici, alle aziende, fino ai corridoi della politica l’Italia non cresce, persino la sua coscienza critica è frutto di calcolo e di interesse e quindi il cosiddetto <<contropotere>> si esplica in definitiva in un formidabile strumento per creare un altro potere, con le stesse, identiche modalità del primo. Una magnifica finzione, il sublime della recita, nella quale alla fine si ritrovano nelle rispettive parti gli uni e gli altri. E chi non c’è…non c’è e sono cavolacci suoi.
° Quando nevica spesso ci sono passaggi obbligati, in due non si riesce proprio a camminare, figurarsi se ti ritrovi di fronte una serie di quattro persone, una in fila all’altra che stanno varcando lo stesso tuo sentiero. Così, pur avendo una sorta di precedenza-sono già avanzato di qualche metro e loro dovrebbero attendere- torno sui miei passi e mi fermo. Con difficoltà, aiutandosi con il mulinare di braccia per restare in piedi, sfila il primo del gruppo. Un signore in grugnito che manco mi guarda. Più dinamica una signora con scarponcini alla moda. Anche lei non dice nulla. Il terzo parla al telefonino, ride con chissà chi e pure lui non mi degna nemmeno di uno sguardo. La quarta è una ragazza: indossa un giaccone grigio, in testa una cuffia verde le ricopre i capelli biondi. Porta uno zainetto dove probabilmente vengono custoditi libri di testo. Di ceeto è una studentessa universitaria. Ha anche occhi azzurri intensi. Cammina sicura, quando mi passa a fianco, si esibisce con un largo sorriso. Mi dice <<Grazie>>, con una erre arrotondata . <<Prego>> le rispondo e mi incammino barcollando con la pila dei quotidiani e sorridendo anch’io. Era tedesca, l’unica non italiana del gruppetto di pedoni all’ora di colazione nel centro di Bologna. L’unica persona educata. E’una sciocchezza ma indicativa di ciò che siamo e che spiega molto più dell’Italia di mille elucubrazioni sociologiche.
° Non so se ci avete fatto caso:in ogni inchiesta giudiziaria che riguarda la nomenclatura spunta sempre qualche favore di natura sessuale. Prostitute d’alto bordo in quel di Bari, escort da altre parti, un presunto giro di gay nella storia degli appalti e via dicendo. Per il momento a star fuori da queste <<pruderie>> mediatiche sono le inchieste sull’evasione, sempre presunta, di Fastweb and C. Insomma mi sembra che siamo messi molto bene: l’equazione sesso-potere non ha mai funzionato come in questi mesi. Il tutto, è chiaro, è riservato appunto a chi ha il potere, non credo che i cassa integrati o i disoccupati abbiano ricevuto favori del genere quando lavoravano. Ma non è questo il punto. E’il progressivo, costante incedere dell’Italia verso un bacchettonismo di ritorno, attraverso il quale lo scambio sessuale viene da un lato condannato a prescindere, dall’altro acquista rilevanza da indagine penale come se fosse creato artificiosamente apposta per suscitare le pruderie del pubblico. Persino nello sport i bacchettoni dell’ultima ora stanno colpendo a destra e a manca: si guardino i casi dei <<bestemmiatori>> nel calcio. Prima impuniti, poi ora mazziati e cornuti, condannati da delazioni da prova televisiva per la regola ne punisco uno per educarne cento. Sono molto preoccupato della deriva alla quale mi tocca assistere perché mi sembra che lo Stato voglia imporre ad ognuno la propria etica, il che fa a cazzotti con il concetto stesso dell’individuo. L’etica statale trova il proprio stesso limite nel sistema di norme comportamentali che stabilisce. Una volta che prevarica il senso di responsabilità dell’individuo, la sua autodeterminazione, compie un atto di una violenza inaudita. E’preoccupante alla pari delle schifezze alle quali ci tocca assistere, delle quali siamo costretti a leggere, dalle quali comunque comprendiamo meglio molte cose di una nazione che è cresciuta sì, ma molto male e ha un’incivilità nel proprio dna da far rabbrividire.
° C’è una bella inchiesta sul << Sette>> del Corsera sul traffico dei bimbi e delle ragazzine che dalla Romania arrivano in Italia. Sembra che una buona percentuale di questi vengano <<trattati>> dagli orfanotrofi e dalle carceri minorili. Portati in Italia sono poi spinti a mendicare, spacciare o prostituirsi. C’è solo una cosa che non funziona nell’articolo: quando si parla dei guadagni di una giovane prostituta, la quale viene privata di buona parte di essi, restando …solo con 3000 euro al mese. Forse chi ha scritto l’articolo è esperto di Romania, meno dell’Italia. Conosco un sacco di gente che non si prostituisce e che cerca il lavoro e che ha gli attributi quadrati e 3000 euro al mese se li sogna. A volte non arriva nemmeno a 500 euro al mese, lavorando pulito. Spesso paga le tasse pur senza avere ricevuto un euro perché è stato costretto a fatturare. Di sicuro è gente con titoli, professioni e anche molti meriti. Ma non facendo parte del <<sistema >> dei favori è stata messa in periferia. Se permettete mi fanno molto più pena questi di tutte le prostitute del mondo.
°Riprendiamo questi commentini dopo tanta assenza. Capperi è crollata, finalmente dico io, l’idea della Bologna felice e progressista, della Bologna intesa come modello di saggia rettitudine amministrativa. Un sindaco imposto alla città dalle alchimie di un movimento senza identità come il PD si è dimesso per una brutta storia privata della quale non mi interessa nulla. I vecchi saggi recitano sempre che non bisogna mai umiliare una donna. Perché poi la vendetta, diretta o indiretta, è di quelle che lasciano il segno. Non è il privato dell’ex sindaco bolognese a preoccupare. E’ l’immagine della strafottenza amministrativa che è comune a molta burocrazia italiana, di entrambi i lati. Come se il politico, l’oscuro politico che vive nelle aule delle regioni o dei comuni, usasse la <<res publica>> con la dabbenaggine e la faciloneria che il buon padre di famiglia non potrebbe mai permettersi. Credo che la buccia di banana sulla quale è scivolato l’ex sindato sarà destinata ad scoperchiare quella che si chiama l’arroganza del potere locale. Sono curioso, da cittadino, di vedere come si evolveranno le inchieste della magistratura sui bancomat, sui loro intestatari. Dove porteranno, perché nessuno crede proprio che uno si dimetta per 400 eurini. Mica ci scapperà a Bologna una Tangentopoli 2, non voluta dalla sinistra, non pretesa dai giustizialisti? Crolla per l’Italia il modello Bologna che in realtà era precipitato da anni. Questa è una città strana, dove si gira ancora con il pugno chiuso, facendo l’occhiolino alla curia e alle imprese, è il laboratorio autentico di un partito, il PD, che non sa ancora se bazzicare le messe domenicali o qualche picchetto di scioperanti, dove Marx, il crocifisso e i miliardari con le ville in collina, hanno creato una lunga rete di alleanze intellettuali-economiche-clientelari che andavano bene a tutti, scordandosi che Bologna è priva di una sua identità internazionale pur avendo tutto per essere globale, dimenticandosi che Bologna non sa promuoversi, che è chiusa in se stessa, che si specchia ormai su vetri rotti, che Bologna è la peggiore nemica di se stessa. Perché ai bolognesi tipici- io non lo sono, vi vivo ma mi sento ben diverso- tutto ciò che viene imposto da queste alleanze sta bene, lo si subisce, c’è sempre o ci sarà sempre una convenienza privata e individuale a rispettare gli ordini, a mettere una croce sul nome, spesso non bolognese, che chi muove i fili impone. Da non elettore del sindaco dimesso, come del precedente, da uomo non schierato da diffidente della purezza dei bacia pile o degli esempi di integrità, chiedo solo una cosa: un sindaco con le spalle dritte un amministratore retto, autentico, appassionato che faccia di Bologna la propria ragione di vita. Per migliorarla, per riportarla dove dovrebbe stare. Perché fino ad oggi Bologna è stata come i suoi portici abbrustoliti, come i suoi marciapiedi zozzi e malandati, come il selciato delle sue strade: una città che rifiuta vita nuova.(martedi 26 gennaio 2010)
°Da oggi anch’io ho la PEC. Ho perduto due ore e mezza per capire con chi farla, come farla, per ritrovare le password, i codici di sicurezza, per pagare alcune decine di euri- l’ordine dei giornalisti non sgancia nemmeno un cent- ma alla fine ne valeva la pena. Ho la PEC. Stasera le ragazze dell’aperitivo ammiccheranno: diranno <<guarda che fico, ha la PEC>>, mi offriranno una caipirosca, insomma faranno le graziose e non le preziose. Ma quando tornerò a casa rifletterò sugli 800 milioni della banda larga ancora da sbloccare, sulla mancanza di informatizzazione di molti uffici pubblici, tribunali compresi, di molti professionisti che ancora non sanno usare un computer, di tutte le grandi e piccole contraddizioni italiane. Chiuderò gli occhi avendo un incubo: un tetto sospeso nel vuoto, sopra il quale campeggia la scritta a caratteri cubitali Posta Elettronica Certificata, chiedendomi se non era il caso di costruire prima le fondamenta. In ogni caso bevete più latte. Il latte fa bene. Ha la PEC. Come me.(24 novembre 2009)
°<<…per cancellare i flop, per tirare fino a mezzanotte un appuntamento di prima serata ha cominciato a infischiarsene degli orari palesando mancanza di rispetto nei confronti dello spettatore, un vecchio vizio di una dirigenza abituata a operare in regime di monopolio ( o duopolio), a ignorare le proteste degli utenti, a non dover mai rendere conto a nessuno (Aldo Grasso da << Addio alla televisione del palinsesto >>, Corsera del 9 novembre 2009)Quanta ragione ha Grasso! La tv generalista per cercare di controbattere l’offerta di pay tv, dei programmi specialistici, dei canali tematici, ha intrapreso la strada del disinteresse delle abitudini dei telespettatori. A soffrirne sono chiaramente le fasce più anziane della popolazione, quelle che si trovano a mal partito con il satellite e persino con il suo telecomando perché l’offerta è eccessiva e spesso non di elevatissima qualità. Insomma anche sul fronte Sky e digitale c’è da scremare e anche parecchio. Il palinsesto, ovvero l’impaginazione giornaliera e settimanale di un canale televisivo, è uno degli impegni più difficili per chi lavora nel settore. L’avvento del satellite ha rivoluzionato il modo stesso di comporlo: da una impaginazione verticale si è passati a un’altra orizzontale, con i canali tematici che non hanno bisogno di offrire cose una diversa dall’altra nell’arco delle 24 ore ma di posizionare i prodotti <<forti>> e poi farli ruotare di modo da riproporli più o meno ad ogni orario della settimana. Accadeva così dove lavoravo anche per convenienza economica, con il risultato che spesso accendendo il televisore si ritrovava la stessa trasmissione vista il giorno prima. Grasso poi si spinge oltre nella sua analisi, abbracciando le potenzialità di internet che ormai è diventato, soprattutto per i più giovani e per coloro i quali con il pc lavorano, una fonte inesauribile di programmi da scaricare, video da vedere e via dicendo. Insomma siamo in piena rivoluzione, destinata con l’avvento del digitale tout court, a ulteriori ribaltamenti di status quo. La tv generalista stenta ad adeguarsi e quasi sempre oltre a creare palinsesti <<demenziali e scorretti>> li riempie spesso di programmi di nessuna valenza qualitativa. Ripeto non che sulla pay tv la situazione sia migliore (manca per esempio su Sky anche nello sport il succo dell’informazione che è l’approfondimento e con la messa in onda degli eventi non si va poi troppo lontano) ma è venuto il momento che la tv generalista si dia una bella mossa, permettendo attraverso offerte di qualità (perché uno deve vedere <<Shadow>> di Cassavetes alle 3 del mattino per esempio?) ad ognuno di scegliere il programma che preferisce, mediante una banca dati di facile e semplice accessibilità.
°<< Infatti la Corte dei diritti dell’uomo è un’istituzione del Consiglio d’Europa (47 membri tra cui la Turchia) e non dell’Unione. E opera in base alla Convenzione europea per i diritti dell’uomo, e non a una legislazione dell’UE che in materia non esiste. Nè fa dunque giurisprudenza>> (da un’illuminante e esaustivo articolo de << Il Foglio>> 4 novembre 2009)<<…i cristiani sono e restano la gran parte, soprattutto in Italia, e la maggioranza non può essere orientata dalla minoranza>> (Il cardinale Walter Kasper sulla sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Dal Corriere della Sera). << Ho fatto una battaglia civile. Se io a casa insegno ai miei figli che l’uomo è figlio dell’evoluzione e poi a scuola un professore sostiene invece che siamo tutti i figli di Dio, quel crocifisso che sta alle sue spalle gli conferisce una autorità superiore alla mia. Un’ingiustizia.>>( dalla dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera da Massimo Albertin, marito della ricorrente alla Corte per l’eliminazione dei crocifissi dalle scuole)La cecità sociale di una sentenza. Innanzitutto dimentica che esiste un patto tra Stato italiano e Chiesa in materia; in secondo luogo va contro un normale principio di valori e di simboli che, dispiace per i giudici, sono della maggioranza, proprio come sostiene il cardinale Kasper al Corsera. Non è una questione di religione, di laicismo, è una questione anche di buon senso, di quella parola della quale ormai si fa carta straccia non solo con le parole ma anche con i fatti: valori. Da laico dico che il crocifisso è il simbolo di chiunque, rappresenta lotta, sofferenza, amore e sacrificio, i valori ai quali ogni umano di qualsiasi fede o non fede è educato. Sette burocrati più una famiglia ideologizzata non potranno mai cambiare né il corso della storia né ciò che l’uomo porta dentro sé fin dalla nascita. (4 novembre 2009)
°<<<<Convincere la cultura costituzionalista del Paese che la democrazia richiede governi istituzionalmente forti è un lavoraccio;troppi costituzionalisti pensano ancora il contrario. Ma è un lavoraccio necessario se si vuole arrivare a risultati>> (dal fondo di Angelo Panebianco del Corriere della Sera, 3 novembre 2009)Non ho mai amato i miei studi giurisprudenziali. Ma il diritto costituzionale mi piaceva, era l’unico, assieme alla procedura penale, che mi divertiva e mi teneva concentrato. Ricordo che i miei professori continuavano a ripetere che la Costituzione non si può modificare se non nelle sedi e nei termini previsti da essa stessa. Altrimenti si sarebbe creato un procedimento << rivoluzionario >>, di sovvertimento. Ecco, siamo nel 2009 ma i costituzionalisti, come saggiamente afferma il professor Panebianco, non hanno modificato, se non in sparuti casi, nemmeno una virgola mentale di quel processo. Restano arroccati sulle loro posizioni con un attegiamento antistorico e antimoderno. Per carità è il loro mestiere ma una maggiore elasticità sarebbe auspicabile. Lo sanno tutti, da sinistra a destra, che nulla potrà cambiare da queste parti finché si continuerà a mantenere in vigore e non modificarli, cambiarli o addirittura crearne di nuovi, alcuni articoli della nostra costituzione. Ci si riuscirà entro il 2100?( 3 novembre 2009)
°<< Il mistero della sua poesia- che superava i limiti della malattia dello stereotipo della malattia, della povertà e dello stereotipo della povertà, dell’arte e dello stereotipo dell’arte; della mistica e dello stereotipo della mistica- sta tutto nel fatto che la sua persona e la sua parola miracolosamente coincidevano. In un aspetto di non volontarietà, di pura grazia >>( dal ricordo che << Il Foglio >> tributa a Alda Merini in prima pagina, 3 novembre 2009)Nessuna rivisitazione critica, nessuna parolona, un semplice elezeviro per descrivere la poetessa e perché piacesse tanto sia sulla pagina sia in televisione. Il Foglio, da sempre controcorrente e spesso il più arguto tra i quotidiani italiani, in questo articolo non firmato ci dice una cosa della quale sono sempre stato convinto: che l’arte si fa, si mostra e si vive e non si dice. Proprio come faceva la Merini. Chi si definisce artista, creativo o palle varie, in genere è uno che riempe il proprio nulla con il nulla di un termine. (3 novembre 2009)
°<< La cultura è un qualcosa da cui la destra è sempre rifuggita. O meglio c’è più gente di sinistra che la apprezza, non so perché ma è così. Forse è la cultura stessa che sposta la gente a sinistra >> (da un’intervista a Natalia Aspesi apparsa sul numero 75 del trimestrale dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna)Quando leggo o ascolto queste cose non mi addoloro, trasecolo. E’da cinquantaquattro anni che ascolto il refrain. Grazie a queste menate l’Italia è stata divisa in buoni e in cattivi, in perenne alternanza s’intende, in intelligenti e cretini, in zoticoni e in intellettuali. Senza contare che si è creata una vera e propria nomenclatura che a priori ha segato gente di cultura, artisti importanti, solo per il fatto che non si trovavano dalla stessa parte o nelle sedi di partito e nelle redazioni dove sembra che l’uccello culturale svolazzi in continuazione. I primi esempi che mi vengono in mente: per anni si è contestato e censurato Celine (mica piripicchio, forse il narratore più importante del XX secolo), giudicati perversi e perniciosi i futuristi , per anni Clint Eastwood è stato considerato un reazionario e, sinistra di pessima memoria, Montanelli un fascista, almeno si diceva così quando ero giovane e non per niente i compagni che sbagliavano gli hanno sparato. Insomma siamo nel 2009 e non cambia proprio nulla. Siamo sempre a un punto di partenza che fatalmente è anche di arrivo. E da qui non ci schiodiamo. Intanto il tempo passa, scorre, va avanti, il muro è caduto, la sinistra non c’è più, la destra nemmeno, ma chi fa cultura, chi parla di cultura, chi legge, chi si informa, chi ha sensibilità è solo di sinistra. Oggi mi sento un analfabeta disappartenente. (28 ottobre 2009)
°<< Non il reality ma la realtà ci spinge a credere di vivere nel mito della trasparenza, dentro una casa di vetro:tanto, con la tecnologia, è inutile chiudere le porte >>(analisi di Aldo Grasso su realtà e GF del 27 ottobre 2009 dal Corriere della Sera)Ha ragione, come quasi sempre gli accade, il professor Grasso. Privato e pubblico ormai non hanno alcuna distinzione. Ad ognuno di noi è offerta la possibilità di essere pubblici: un blog è uno dei questi modi, FB pure, i social network anche. Se ci riflettiamo si potrebbe persino dire che viviamo il privato per ricercare il nostro pubblico. Offriamo l’intimità alla moltitudine per mille motivi: narcisismo, frustrazione, persino solipsismo. Se privato e pubblico coincidono il villaggio è globale. Cosa viene a mancare, quindi? La libertà. L’uomo tecnologico, suo malgrado, subisce la tecnologia e ne sfrutta l’inganno. Illudendosi sulla libertà, perché il mezzo gli consente di esprimersi, s’incatena con le proprie parole, con le proprie riflessioni, con le proprie azioni. Il mezzo non si limita a osservarlo come una moderna divinità ma lo mostra. Mi torna in mente un’altra frase di Giovanni Lindo Ferretti: << la libertà è una forma di disciplina >>. Ecco ai nostri tempi siamo tutti indisciplinati, tutti in catene. Il fantasma della libertà. (27 ottobre 2009)
°<< Aumentare l’età pensionabile >>Lo dicono tutti, lo scrivono tutti, lo vogliono tutti. Economisti, politici, persino le veline. Anche io che lavorando pochissimo in questi anni chissà mai perché-devo stare sulle palle a un sacco di gente- spero in una ripresa quando avrò più o meno tra i 70 e i 90 anni. Poi però uno guarda allo stato dell’editoria e vede un sacco di gente che è attorno alla mezza età e che viene invitata un po’brutalmente- con quella classe tutta loro che hanno gli uffici del personale- a farsi da parte. << Pensione anticipata >> dicono, ti offrono persino bonus, mettiamo ci scappa anche un cioccolatino Perugina con una frasetta di Moccia, tanto per farti sentire vicino all’elevato livello culturale italiano. L’importante è levarsi dagli zebedei, giacchè i giornali e le tv prima o poi li faranno i ragionieri, le telefoniste o il ragazzo che viene a riempire il dispensatore di caffé, ammesso e non concesso che non sia già così. E allora uno chiede al politico di turno, all’economista, allo studioso se per caso hanno davvero il contatto reale con la gente e con quello che succede nel paese, oltre le bipartisan alcove romane. Ci penso un attimo, la pensione può attendere (27 ottobre 2009)
°Ci ho pensato un attimo: la riposta è no (27 ottobre 2009)
°<< Visioni pensionistiche >>Domenica stavo andando verso l’autostrada. Ho intrapreso un tragitto diverso e all’improvviso -non lo sapevo lo giuro- sono arrivato dalle parti di una sede del Pd bolognese che ho riconosciuto immediatamente. Sapete perché? Ad attendere pazientemente il loro turno per votare alle primarie e per la segreteria regionale c’erano frotte, direi fiumi di pensionati, di gente dall’apparente età tra i 70 ed oltre. Tutti in fila, allegri ma compìti. Felici e contenti di poter sentirsi sovrani per un giorno. Le statistiche dicono che siano stati in 2.500.000 a votare in Italia per l’ex comunista Bersani, l’ex democristiano Franceschini e per l’indecifrabile Marino, detto anche il vento nuovo. Considerando che i pensionati in Italia sono 15.000.000 (74 ogni 100 occupati dicono le statistiche ) ho fatto due conti prima di dissolvermi ad acceleratore premuto, scoprendo che a Bologna la percentuale dei pensionati votanti il Pd è ben maggiore. O forse nel Pd hanno già applicato l’aumento dell’età pensionabile anche per i votanti. Lungimiranti (27 ottobre 2009)
°<< Quanti sono gli Invisibili professionisti che non riescono più a mettere assieme uno stipendio decente e sono costretti a pagare i costi di un welfare di cui non usufruiranno mai? Troppi per partecipare a un talk show >> ( Dario di Vico, fondo del Corriere della Sera del 21 ottobre 2009 a proposito della querelle posto fisso o no)Posto fisso o no? Se fossimo in un paese << normale >> sarebbe una questione del tutto superflua. Purtroppo, lo dico con convinzione e con amarezza, l’Italia di normale ho solo lo status quo: baronie universitarie, baronie giornalistiche, baronie ospedaliere, baronie sindacali, baronie politiche, baronie televisive, baronie sportive, baronie avvocatizie e notarili, baronie della magistratura, baronie degli artisti, degli scrittori, degli editori. Normali sono le lobbies. Normale è il menefreghismo. Normale è il non fare politica ma demonizzare l’uno o l’altro dei contendenti. Normale è fare del pessimo giornalismo da pettegolezzo e insulto, anormale riflettere con serenità sui problemi, e sono migliaia, di una Nazione che non funziona. Normale sarebbe per chi vuole aprire la propria vita a un minimo di rischio ma anche alla sperimentazione, all’invenzione, alla ricerca della migliore espressività del proprio talento individuale o collettivo, vivere al di fuori della sicurezza del posto fisso. Normale sarebbe investire sui giovani, normale sarebbe per far crescere i giovani non licenziare chi giovane non è più, normale sarebbe tutelare chi è bravo a discapito di chi non lo è, normale sarebbe, per chi svolge una libera professione, fatturare i proventi della propria attività ed essere pagati, non dico in tempo utile per evitare di andare in rosso con la banca, ma almeno essere remunerati. Invece tutto questo in Italia non è normale, non è consuetudine. E mentre tv, giornali ci propinano cose di cui non ci può fregare nulla, vedasi escort, calzini azzurri, gusti sessuali di questo o quello, chi ha il posto fisso e ha superato i cinquantanni anagrafici e fa il giornalista professionista (cito il mondo che conosco meglio) non dorme perché il proprio editore ha deciso di tagliare a prescindere dalle qualità e capacità( sempre per la regola meritocratica che domina in Italia sic), chi non ha il posto fisso ed è normalmente un professionista con curriculum importanti e può girare a testa alta perché è tutta farina del suo sacco ma ahinoi fuori dai giri delle <<normali>> baronie italiane emette fattura, versa l’Iva e inutili contributi per scoprire che non lo pagheranno mai perché nel frattempo chi ha goduto del suo lavoro e della sua professionalità ha deciso di bloccare i pagamenti con la scusa della crisi, del dimagrimento aziendale in atto, del mal di pancia di qualcuno o semplicemente perché considera usuale questo atteggiamento. e in effetti rappresenta una costante del mio lavoro come di lavori in altri settori. Così si paga senza essere pagati. Si lavora tanto per farlo, perché stando a casa forse si risparmierebbero almeno le spese. E’un piccolo frammento personale e ordinario di una nazione che di ordinario ha solo i propri difetti endemici, borbonici, clientelari. Ma secondo la politica mostrata i veri problemi sono le puttane da una parte e i calzini colorati dall’altra, dimenticando che molti italiani ora li hanno bucati e non ne possono davvero più. (21 ottobre 2009)
°<< Al maggio 2008 i raccomandati/imposti rappresentavano il 90 per cento della forza lavoro ” precaria ” dell’Ente. Insomma soltanto uno su dieci non risultava segnalato >> (dall’ordinanza del giudice in merito all’inchiesta sull’Arpac campano)E’acqua calda, lo sappiamo, e non è detto che le responsabilità siano degli attuali indagati perché, fino a prova contraria, esiste in legge il concetto di presunzione di innocenza fino all’emissione dei vari gradi della sentenza nel caso si finisca sotto processo. Però che si inizi a guardare nelle carte degli enti pubblici per risalire al filone delle raccomandazioni e delle imposizioni partitiche è un bene. E’su questo terreno che la magistratura deve muoversi se davvero si vuole cambiare questo paese. E’qui che la politica fatalmente ha perso la propria battaglia da sempre, perché è la politica che ha inquinato la vita sociale italiana, spezzando il sogno del merito, le capacità individuali, favorendo le clientele, costringendo anche gli altri settori privati e pubblici a fare altrettanto. In una nazione dove i raccomandati sono maggioritari rispetto a chi non lo è, dove i posti si decidono a seconda delle tessere di partito o degli intrallazzi lobbistici dei fin troppo numerosi salotti a cielo chiuso o aperto, c’è bisogno di dare una svolta. Culturale prima di tutto. Di clientela in molti vivono, a causa della clientela in molti muoiono. (22 ottobre 2009)
°<< …crescono di 500 l’ora e ieri sera gli iscritti alla bacheca in cui si incita all’omicidio di Silvio Berlusconi avevano superato i ventimila >> (dalle notizie in merito al caso Facebook- Berlusconi)Che il mondo sia pieno di imbecilli, non mi viene altro termine, è confermato andando in giro per Facebook, ameno strumento di socializzazione virtuale e non, che spesso e volentieri prende derive spiacevoli. Quella relativa al sito aperto dal titolo << Uccidiamo Berlusconi >> non è che una delle tante. E’gravissima, lo dico senza far parte di nessun schieramento, e fotografa molto bene la condizione <<mentale>> di una nazione che ormai non ha rispetto per nessuno. Si scherza, si gioca, si dicono cose con una faciloneria e superficialità imbarazzanti. Le parole perdono a poco a poco valore, il bianco di oggi si trasforma nel nero di domani, ci si rimangia tutto, non si ha memoria di ciò che si è detto o fatto. Facebook è una bella vetrina se usata bene. Ne sono utente da più di un anno e ho incontrato gente splendida con la quale condividere alcune passioni, cinema, musica, letteratura, o altra che avevo perduto lungo la strada ed ho avuto l’opportunità di ritrovare. Ma come tutto ciò che vive in rete è anche una tremenda testimonianza del non rispetto altrui che ormai sembra un leit motiv della quotidianità. << Uccidiamo Berlusconi >> è opera di cerebrolesi, nemmeno troppo spiritosi e chi si è iscritto è un degno loro compare. Ma al di là dell’episodio specifico fotografa la deriva che il mezzo, internet e i social network, stanno prendendo: un luogo di nulla nel quale ognuno può dire tutto e il contrario di tutto, senza alcuna regola, senza alcun rispetto, dove spesso l’insulto, la menzogna vengono elevate a verità assoluta. Mi diverto a volte a leggere i commenti che mi riguardano o quello che scrivono gli anonimi nei forum specialistici. Un giorno ho scoperto di avere alle spalle una storia del tutto diversa di quella che credevo di aver vissuto, un altro che praticavo gusti sessuali eterodossi, un altro ancora che avevo noleggiato un elicottero per lanciare volantini di insulti nei confronti di un collega. Ci ho riso sopra, scuotendo il capo con un sottile senso di amarezza per quelle povere menti forse invidiose, di sicuro malate e diseducate all’esistenza. Sono gli stessi che senza porsi problemi creano in bacheca slogan e gruppi per uccidere, sopprimere questo o quello, sia un presidente del consiglio come un attore, un giornalista piuttosto che uno scrittore o un personaggio da grande fratello. E’su questi limiti che partono dall’assenza di intelligenza e di buon gusto ma possono arrivare a ben altri pericoli che bisognerebbe una volta per tutte eseguire un controllo preventivo, dare delle norme internazionali. Chiuderli non basta, domani qualche altro cretino sarà capace di aprirne un altro. (23 ottobre 2009 )
°<< 2.000.000 :Fabio Fazio;1.700.000: Simona Ventura;1.400.000 milioni Antonella Clerici >>. A me dei guadagni degli altri non interessa alcunche. Queste sono comunque delle eccellenze, muovono ben più soldi in pubblicità di quanto ne guadagnino, innalzano l’asticella dell’audience. Sono solo contento per loro. A me basterebbe solo che pagassero le poche migliaia di euro che ho fatturato ad esempio a Profit Group (Odeon TV) per delle trasmissioni che ho condotto da marzo a giugno. O che altri mi saldassero quanto devono per le mie telecronache. Perchè prima o poi gli attributi girano anche a me e allora divento tutt’altro che piacevole. Quasi quasi apro un sito su FB dal titolo << Pagatemi >> scrivendo date, nomi, indirizzi, contratti non rispettati da parte degli editori e società televisive italane. Scommetto che diventerebbe il sito più popolare di Facebook. Almeno servirebbe ad avvertire gli incauti di rifiutarsi di lavorare per certa gente che con la crisi gioca sulla pelle altrui. (riflessione sugli ingaggi Rai del 23 ottobre 2009)
Ci si trova a riflettere e discettare di questi argomenti sempre più spesso ma evidentemente apparteniamo a un circolo piuttosto ristretto se, come pare, non si notano poi notevoli cambiamenti in positivo. Nevrosi di mezz’età e frustrazioni da giro di boa? Non credo che sia del tutto così.
Da pochi giorni, vincendo una ritrosia forse dettata dalla coscienza di ciò che tu hai scritto con lucidità circa i limiti dello strumento, mi sono iscritto a facebook: potendo esprimere, in fase di registrazione, un profilo di presentazione personale, mi sono ritrovato a elencare mentalmente una lunga serie di “diversità”, di definizioni per non-appartenenza in senso… montaliano.
Così, ancora una volta, mi ritrovo lo stomaco contratto leggendo le tue testimonianze di furbizia italica, di normale anormalità, di offesa dei meriti altrui in ossequio alla logica mafiosa (e veramente nazionale) di tutela degli interessi tribali, all’orrenda superficialità sottostante lo spregio delle regole di civile convivenza.
E’ proprio questa superficialità, che si potrebbe anche definire come cialtroneria o come brutalità animale, a togliermi le parole: il carattere più evidente e devastante di questo popolo così privo di anima, di storia e di coscienza; capace di definirsi soltanto in termini di diversità e contrapposizione; incapace di pensarsi in forma positiva e di progresso che non sia solo quello tecnologico e incapace di accettare e gestire la complessità e la molteplicità della “normale” esistenza biologica.
Grazie per questi articoli.
Nessuna nevrosi o frustrazione. Più vado avanti e maggiore è il senso di non appartenenza a questo tran tran che non è nuovo in Italia va solo al passo tecnologico del tempo e così ha maggiori opportunità di essere mostrato laddove in passato veniva celato con artificiale vergogna. Perduto anche l’ultimo pudore apparente, questa volgarità di pensiero e quindi di esistenza è diventata regola accettata, quasi codificata. Aveva ragione GLF: <>. Profetico.
Capperi mi è saltata la citazione….< < assomiglia all'ingenuità la saggezza >> (Depressione Caspica)
Poco più di un mese fa, un sabato pomeriggio, ascoltavo Radiotre in diretta dal festival della filosofia di Modena: così come allora, rimango ancora oggi senza parole per l’intervento di Alessandro Bergonzoni.
Non l’hanno reso disponibile nella sezione podcast ma sono riuscito a trovare la registrazione parziale (12 minuti ca) nell’archivio di Farheneit; l’ho acquisita, compressa in mp3 e ora posso condividerla a questo indirizzo (ADrive in download fino al 25/11/2009 - 17.3MB): http://www.adrive.com/public/78bb9a8d7116457bcc88be1a315e75f0fb43e9c3db64d5cd498bfc60d158395c.html
dopo quanto abbiamo scritto in precedenza sarebbe assolutamente da non perdere.
La citazione di GLF è tratta dal testo di “Polvere” - album CO.DEX del 2000: http://www.youtube.com/watch?v=04QQqWa_QH4
Fino a tre/quattro anni addietro mi capitava di definire GLF come un Pasolini dei tempi nostri; sovente mi si obiettava allora, con toni giustamente inorriditi, l’azzardata definizione e io rispondevo che l’eretico andrebbe commisurato allo spirito del tempo in cui vive. Ciò non toglie che l’uno, come l’altro, in misura e prospettiva diverse, potesse avere certamente facoltà profetiche! Adesso non ne condivido più le scelte e le derive ma non posso dimenticare che emozionante compagno di viaggio sia stato per oltre un decennio!
Ti contraddico: la citazione è di < < Depressione Caspica>> che è contenuta anche nel doppio Noi non ci saremo al cui interno c’è anche Polvere. < <......se l'obbedienza è dignità fortezza La libertà è una forma di disciplina Assomiglia all'ingenuità la saggezza Ma non ora non qui non ora non qui etc>>. Nella <> di GLF non vedo nulla di male: avendo tutta la sua discografia versione CSI c’è un progressivo, costante, avvicinamento alla religiosità, persino negli arraggiamenti e non solo nei testi. Se uno chiudesse gli occhi, non sapesse nulla dei CCCP, di GLF, e si limitasse ad ascoltarlo non sarebbe affatto stupìto di trovarselo di fronte così come è ora. Poi uno può non condividere nulla ma ripeto non è stata una svolta improvvisa, repentina. Tutt’altro, almeno io l’ho sempre vista così. E per quello che ha dato non solo in termini musicali resta un artista fondamentale della scena italiana degli ultimi trent’anni. Ascolterò Alessandro, uno che non è mai banale e che mantiene intatto il coraggio della propria individualità.
Già, hai ragione tu: avevo completamente frainteso il senso della tua citazione! Ora mi è tutto chiaro. Sorry…
Sono d’accordo anche sul resto del tuo post: convengo che nell’opera di GLF sia stato sempre più che evidente lo spirito di una ricerca “altra” o alta. Chi disse (o scrisse): <>, o qualcosa del genere?
la mia citazione è stata “segata” (avevo fatto copia/incolla da un file txt): era: “saranno le tue parole a ricondurti a casa”
Non sono più un ragazzino eppure mi capita spesso, nei momenti di maggiore frustrazione, di ripetere la citazione deformata: “questo è un paese per vecchi”.
La mia nevrosi coniuga l’anzianità anagrafica ai tanti problemi che zavorrano la cultura e il senso civico di queste lande. Cerco di essere buon critico dei miei giudizi radicali ma, a volte, non riesco proprio a trovare antagonisti razionali ai miei deliri.
Mi è difficile pensare che la logica della tribù ignorante, della consorteria chiusa e del clan mafiosetto che governano la civiltà italica non siano espressione di una generazione (e soprattutto di una moltitudine) vulnerabile e incapace di esperimenti ed evoluzioni.
Se fossi anziano (come forse sarò, fra non molto tempo) e se avessi vissuto gran parte della mia esistenza rincorrendo e costruendo una realizzazione quasi esclusivamente materiale, sarei forse altrettanto chiuso a riccio e infastidito da ogni alterità perturbante, nonché incapace di pensarmi in modi diversi che non siano quelli consumistici e superficiali a cui un lunghissimo dopoguerra manicheo e pragmatico (per necessità ineludibili, a quanto pare) mi hanno abituato.
Ben venga quindi anche la prospettiva di un’elevazione dell’età pensionabile perchè cosa farei mai della mia vita nel momento in cui non avessi più la speranza di riempire le giornate di consuetudini e pratiche magari anche noiose ma conosciute, quindi tanto rassicuranti?
Mi toccherebbe re-inventare il quotidiano e, con tutto quel tempo a disposizione, magari correre anche il rischio di trovarmi in situazioni inusuali (spegnere la TV, aprire un libro?) oppure in frequentazioni alternative e contraddittorie alle quali il benessere delle cose, per il quale ho sacrificato ogni dubbio, non mi avrebbe certo preparato.
Probabilmente mi ritroverei anch’io in fila per votare (dall’una o dall’altra parte, non fa differenza) un candidato che sia espressione del mio passato e dei “valori” di cui mi sono pasciuto per una vita.
Oppure no?
Non lo so: dipende dalle provenienze, anche geografiche. La mia generazione non ha fatto il ‘69-quello che è stato il 68 per altri paesi- perché troppo giovane e in una città tranquilla come Parma nemmeno il 77-78 fece molta presa. Nel mio vissuto familiare non c’è manicheismo. C’era la resistenza come valore, il campo di concentramento quasi mostrato con orgoglio da parte di mio padre ai voltagabbana dell’epoca, agli ex fascisti passati dall’altra parte per un primariato, una cattedra, una posizione di potere, ed erano in molti già allora. C’erano i racconti di come i fatti di Ungheria avessero spezzato un ideale truffaldino e artificioso per molti che, come dici tu, credevano che falce e martello fossero <>. C’era stata una visita in Cecoslovacchia un anno prima della Primavera, controllati a vista, accuditi dalla polizia politica. Ero bimbo ma ricordo bene la funzionaria bionda che ci impediva ogni movimento, persino sui dischi di Bela Bartok bisognava optare per quelli che voleva il partito, nel negozio del partito. Vengo da una terra emiliana atipica, Parma come isola di ragionevolezza, la famiglia come esperimento democratico allo stato puro, non nella forma ma nei comportamenti e nelle idee, lontani dagli oltranzismi, dai manicheismi laici o cattolici, liberale nel senso pieno del termine. E’un insegnamento che mi ha permesso di tenermi lontano dal consumismo come obiettivo e vicino ad esso come uso. So cosa è la creanza, considero ancora la coerenza umana una prova di buon senso e intelligenza, non un disvalore, so da che parte stare e questo mi ha causato innumerevoli problemi sul fronte della professione perché i furbetti li smaschero con l’istinto, la menzogna mi dà fastidio, ricordo ciò che è stato detto, promesso, lo confuto con ciò che viene fatto.Mi piacciono i puri, quelli che sbagliano per purezza, rifiuto l’etica dei caproni e delle pecore, amo l’individualismo, rifuggo le lobbies, confronto i miei gusti con quelli degli altri, ragiono con il mio cervello, faccio sciocchezze con quello, mi disturbano i furbi, mi piacciono gli intelligenti. Sono come si dice una persona normale che resta a bocca aperta a vedere come gira il mondo perché non era ciò che avrebbe dovuto essere, non era ciò che mi è stato insegnato. Non è puritanesimo di ritorno o verginità da offrire a chissà chi. Anzi. Ma alla fine…. sperando che aumentino l’età pensionabile ammesso che ci si arrivi vado avanti per la mia strada, affidandomi all’illusione che prima o poi un vecchio- di valori- saggio raduni la tribù e dica che è ormai è venuto il tempo di smetterla con tutte le fregnacce che ci bombardano la testa. Perché è venuta l’ora di cambiare davvero questo paese: nella testa.